La trama de Il salvatore di anime
Un nome e un cognome, Moona Sparrow, è tutto ciò che resta alla giovane Moona. Il resto le è stato tolto, confiscato dalle Forze Armate di Silice in seguito all’accusa del più grave dei reati: diversità. Condannata all’esilio fuori dalle mura della megalopoli, Moona si ritrova a fare i conti con la povertà e la violenza del ghetto con l’unica colpa di essere una forma di vita diversa, un essere non abbastanza umano e quindi illegale. Incapace di affrontare quella condizione di miseria, si toglie la vita.
Ed è proprio a questo punto, quando tutto sembra già finito, che in realtà ha inizio il suo vero declino verso la morte. E, con il destino di Moona, si compirà anche quello dei Diversi cacciati da Silice, che ora vogliono riprendersi la città.
L'incipit:
Sul comodino era tutto pronto: la siringa, il laccio emostatico e la droga. Tanta droga.
Alzò lo sguardo un'ultima volta sullo specchio, augurandosi di non dover mai più vedere quegli occhi verdi e acquosi, unica fonte di colore vivace nel degrado che la circondava da settimane. Trattenne le lacrime e diede le spalle al proprio riflesso, per evitare di soffermarsi oltre su quella bellezza che, ne era certa, l'aveva condannata all'esilio.
Per un attimo esitò: non aveva ancora deciso dove farlo.
Si affacciò al bagno, ma la vasca ingiallita dal tempo, lo specchio che aveva distrutto il giorno precedente in uno scatto d'ira e quel maledetto lavandino che perdeva acqua non creavano l'atmosfera adatta per morire. Si sedette sul letto: lì andava bene. Era più dignitoso.
Prese la siringa e s'iniettò la droga quasi con violenza: morire per una bolla d'aria nelle vene o di overdose non faceva molta differenza, in fondo. Sentì il liquido diramarsi nel corpo. Nessuna bolla d'aria a farle scoppiare il cuore, per il momento. I sintomi non arrivarono subito come aveva sperato: forse non era poi un così bravo medico come le piaceva credersi. Si sdraiò, in attesa di un collasso, senza troppo preoccuparsi del dolore. Sperò soltanto che le convulsioni non la facessero cadere dal letto: almeno la morte doveva restituirle la dignità che la vita le aveva scippato. Poi, finalmente, cominciò a sentirsi male. Appena prima di perdere i sensi, Moona avvertì una sensazione di sollievo.
Il romanzo di Jessica
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