Sopdet - La stella della morte. Lara Manni

Recensioni

Sopdet – La stella della morte è edito da Fazi, ma il primo episodio della saga, Esbat, è sotto il marchio Einaudi.

Specifico la cosa in quanto trovo pressochè impensabile leggere Sopdet senza prima passare per Esbat, e questo nonostante la sostanziale autoconclusività di entrambi i libri.

Quindi: se volete leggere Sopdet cercatevi prima Esbat, e non temete di ritrovarvi implicati in saghe infinite perché non è così: i due episodi sono a sé stanti seppur strettamente collegati. In pratica hanno un loro finale e non c’è l’obbligo di leggere il romanzo successivo (ma il precedente sì).

Dopo questa funambolica premessa passiamo a parlare del nuovo romanzo di Lara Manni.

La prima cosa che vi dico è che l’ho trovato migliore di Esbat, che già avevo ampiamente apprezzato (qui la recensione di jessica). La storia è più complessa e densa di avvenimenti e personaggi.

Ancora una volta non nego una certa difficoltà nel comprendere fino in fondo le intenzioni e le motivazioni che portano i personaggi dell’”altro mondo” ad agire in un certo modo. La mia quasi totale estraneità al mondo dei manga, dei demoni e del Giappone in generale non mi è d’aiuto ma di certo mi è di enorme stimolo.

Così come la difficoltà nel dissolvere la nebbia del Dent de Nuit mi ha portato a non poter più dormire bene senza sapere come caspita finirà il W3, allo stesso modo l’iniziale incapacità di condividere e accettare la psicologia della Dea e dei demoni di Lara mi inducono a voler sapere fin dove giungeranno i personaggi pur di ottenere quello che vogliono (ma cosa vogliono non sempre è dato saperlo…e non sempre resta inalterato).

La trama è difficile da riassumere in poche righe, ma ci proviamo lo stesso.

Partiamo dai due acerrimi nemici: il demone Hyorutsuki e il mezzo-demone Yobai, entrambi catapultati dalla Dea nel “nostro mondo umano” ma in momenti storici diversi che si alternano senza preavviso (guerra mondiale, dopo-guerra, anni 60, giorni nostri). Lo scopo che devono perseguire saltellando da un decennio all’altro è ovviamente complementare: Hyurutsuki deve difendere la stirpe che nel futuro consentirà a Ivy, adolescente dei nostri tempi con capacità straordinarie, di nascere e di salvargli la vita (cosa che accade in Esbat), mentre Yobai deve fare l’esatto contrario proprio per far sì che il suo nemico conosca la morte e non abbia più possibilità di essere riportato in vita.

Si tratta quindi di un viaggio nel mondo umano ma anche di un viaggio nel tempo, con frequenti cambi di contesto storico.

Yobai e Hyurutsuki hanno 70 giorni di tempo nel mondo umano per ottenere il loro scopo, e nel corso di questi mesi condivideranno la propria esistenza con gli umani.

Proprio questa convivenza forzata apporterà cambiamenti epocali nella personalità dei due personaggi, tanto che nessuno dei due uscirà intatto dall’esperienza che la Dea impone loro. E mentre i due demoni si inseguono nel corso della storia umana attraversando guerre e fermenti popolari, Ivy, nei giorni nostri, lotta per sopravvivere e per far sì che ad averla vinta sia il suo amato Hyurutsuki.

Lo stile di Lara è scorrevole, mai barocco e a tratti anche caratterizzato da frasi particolarmente corte, prive di fronzoli. Uno stile che lascia parlare i personaggi, le loro azioni e i loro sentimenti più che il narratore che, a mio parere, si mette da parte e riduce al minimo il suo ingombro. Promosso a pieni voti.

Sul finale non mancano i colpi di scena, sempre credibili (solo la questione sentimentale Hyurutsuki-Ivy non mi convince granchè).

Non ho mai avuto un debole per Ivy, che malsopportavo anche in Esbat, ma nonostante questo la sua presenza all’interno del romanzo non mi è mai risultata fastidiosa.

Non nascondo di aver tifato per Yobai in alcuni punti della lettura, giusto per sperare che la protagonista del terzo libro fosse qualcun altro…ma Hyrutsuki e Adelina mi hanno convinta, infine, a cambiare maglia e a passare nella loro squadra.

Ho amato il rapporto contrastato e contronatura nato tra Hyurutsuki e Adelina, che è stata la cosa che più di tutte mi ha coinvolto, ma al contempo non digerisco il legame tra lo stesso demone e Ivy: non vedo in loro la scintilla e spero di non vederla mai…e il finale di Sopdet mi fa molto ben sperare da questo punto di vista.

Yobai, contrariamente a quanto accaduto al nemico, dalla convivenza con gli umani trae atteggiamenti e sentimenti negativi: rabbia, odio, impulsività.

E la Dea? Beh, si sa, lei è al di sopra di tutti, e ciò che per i protagonisti è fonte di tristezza o gioia, per lei è solo fonte di divertimento, e la sensazione che prova Yobai di essere un burattino nelle sue mani è più che legittima.

Un libro estremamente piacevole, che unisce una trama corposa a una forte componente emotiva dei personaggi (che è la parte che preferisco quasi sempre).

Sul finale mi era diventato più semplice accettare e condividere le azioni e le reazioni dei due demoni, ma proprio all’ultimo …beh non posso spoilerare troppo…ma sappiate che Ivy mi fa l’ennesimo dispetto :)

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