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Harry Potter e i Doni della Morte 2

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Non poteva mancare nello spazio recensioni il mio commento sull’ultimo film di Harry Potter. La storia la conosciamo tutti, l’abbiamo letta, sentita, raccontata e anche vista. Da quei primi capitoli letti in seconda media dalla maestra all’ultimo volume terminato alle 4.30 di notte di circa tre anni fa, sono passati parecchi anni… pensare che all’inizio non mi piaceva nemmeno ma pian piano ha cominciato ad affascinarmi e non sono più riuscita a staccarmene.

 Qualche sabato fa ho visto il film: epico, non c’è che dire, vissuto e coinvolgente. A me è piaciuto. L’ho trovato piuttosto fedele al libro anche se alcuni particolari sono cambiati ma la sostanza è rimasta sempre la stessa; devo ammettere inoltre di essermi trovata d’accordo con l’idea di dividere il film in due parti poiché ci sarebbe stato il rischio di rovinare la storia stessa (penso però che la Warner l’abbia fatto più per un motivo di salvaguardia della saccoccia sua, visti gli incassi).


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Su "Cecità" di Saramago

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Questo post si trova nella sezione "recensioni" solo per comodità, infatti quella che state per leggere non ci prova nemmeno ad essere una recensione. Semmai è un'opinione, seguita da una serie di riflessioni.

La mia opinione su questo romanzo la posso esprimere con una solo frase:

Cecità è un capolavoro.

Avevo già letto questo libro una decina di anni fa.

Una decina di anni fa avevo tra i 16 e i 18 anni.

L'avevo apprezzato, ma l'avevo anche restituito alla bibliotecaria della scuola con la consapevolezza che non l'avevo capito del tutto. Mi ero ripromessa che un giorno l'avrei riletto.

L'occasione è giunta a metà luglio, quando il titolo è spuntato nei dialoghi intercorsi tra Gl D'Andrea e Kai Zen J durante un incontro con i lettori.

Fu Gl, se non sbaglio, a chiedere chi tra il pubblico avesse letto Cecità.

Ricordo che fui tentata di stagliare il braccio verso l'alto per segnalare che "ehi, io l'ho letto! E' una figata di romanzo!", ma non appena l'autore aggiunse, ironicamente, che poi così "vi interrogo sul contenuto", non mossi un muscolo.


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Sopdet - La stella della morte. Lara Manni

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Sopdet – La stella della morte è edito da Fazi, ma il primo episodio della saga, Esbat, è sotto il marchio Einaudi.

Specifico la cosa in quanto trovo pressochè impensabile leggere Sopdet senza prima passare per Esbat, e questo nonostante la sostanziale autoconclusività di entrambi i libri.

Quindi: se volete leggere Sopdet cercatevi prima Esbat, e non temete di ritrovarvi implicati in saghe infinite perché non è così: i due episodi sono a sé stanti seppur strettamente collegati. In pratica hanno un loro finale e non c’è l’obbligo di leggere il romanzo successivo (ma il precedente sì).

Dopo questa funambolica premessa passiamo a parlare del nuovo romanzo di Lara Manni.

La prima cosa che vi dico è che l’ho trovato migliore di Esbat, che già avevo ampiamente apprezzato (qui la recensione di jessica). La storia è più complessa e densa di avvenimenti e personaggi.

Ancora una volta non nego una certa difficoltà nel comprendere fino in fondo le intenzioni e le motivazioni che portano i personaggi dell’”altro mondo” ad agire in un certo modo. La mia quasi totale estraneità al mondo dei manga, dei demoni e del Giappone in generale non mi è d’aiuto ma di certo mi è di enorme stimolo.


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L'ipnotista - Lars Kepler

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Il romanzo indubbiamente prende, è avvincente, curioso. Ha una serie di sottotrame che poi prendono il sopravvento sulla trama, seguendo comunque quelli che suppongo fossero i piani degli autori (sono 2, marito e moglie) fin dall’inizio.

Molto lungo ma comunque gradevole, come quasi tutti i thriller che superano le 300 pagine ha almeno una cinquantina di pagine di troppo (a essere generosi). Il romanzo è autoconclusivo, cosa che già impenna di molto il mio gradimento nei confronti dell’opera. Gli autori seguiranno (credo) l’esempio della Cornwell, e porteranno avanti i loro lavori costruendo trame autoconclusive sullo stesso personaggio: l’ispettore Joona Linna (E’ già da qualche mese in commercio il nuovo romanzo, me lo procurerò).


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Il mio nome era Dora Suarez - Derek Raymond

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Penso che chi vuole essere giusto prima di tutto debba rispettare il proprio codice personale, poiché alla fine non c’è più distinzione tra personale e universale; certo, bisogna essere nel giusto.

A mio modo di vedere, è impossibile che un uomo giusto sia indifferente alla sorte di persone come la Cartairs e la Suarez, così come è impossibile essere indifferenti alla propria.”

 

Per quanto mi riguarda non ci sarebbe altro da aggiungere alle parole del sergente senza nome (Val…non si sa il nome vero? Io non l’ho trovato!) e figlio letterario di Derek Raymond.

Il romanzo è piuttosto datato, direi fine anni ottanta considerando che l’autore è deceduto nel ’94.

Forse grazie agli “avvertimenti” di Val che mi avevano preparata al peggio, ho potuto apprezzare il romanzo senza rimanerne troppo scossa. Ovvio che, per quanto ci si sia vaccinati al male, quando lo leggi, lo vedi o lo vivi non puoi nemmeno restarne indifferente, e su questo il personaggio di Raymond ha ragione.

“Il mio nome era Dora Suarez” può essere considerato un romanzo autoconclusivo sebbene faccia parte della serie “Factory”, cosa che io ho apprezzato parecchio.


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