Rassegna "Altri Mondi": GL D'Andrea (12/07/2011)
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Incontrare Gl d’Andrea una volta è emozione, incontrarlo due volte è certezza. Io e Giulia non stavamo più nella pelle quando abbiamo saputo che avrebbe fatto tappa nuovamente dalle nostre parti e così abbiamo preso la mitica panda azzurra di compare G (Giulia) e siamo partite.
Abbandonata la piccola e rassicurante libreria di via Mascarella a Bologna (potete leggere qui la vecchia intervista), ci siamo proiettati nella vasta e severa aula conferenze della mediateca di San Lazzaro per assistere alla terza puntata della rassegna “Altri Mondi”, titolo che si riferisce a un’opera di Philip Dick, in rimando alla capacità della letteratura fantastica di portarci oltre i confini, di inventare mondi paralleli che illustrano un’altra realtà non poi così distante dalla nostra.
Compare J ha condotto la serata, in un’intervista che sembrava più una chiacchierata tra amici, dando così un’aria di familiarità e calore al tutto.
La lettura di un brano del W1 ha acceso la miccia delle domande di Jadeel: “Philip Dick parla di altri mondi. Il mondo di GL è un mondo che si plasma sui mondi – sul mondo attuale - . Il fantastico ha quindi la capacità di fare un ritratto erompente e deflagrante della realtà?”
Gl prende la parola “il fantastico è l’unica narrativa che può farci vedere la realtà; la narrativa realistica non è che una visione di questo e raccoglie in sé solo i contesti della realtà, non la vera essenza. Il fantastico invece può penetrare la realtà” In una citazione viene anche ricordato il premio Nobel Josè Saramago “Uno scrittore – e lui lo era con la S maiuscola – è prima di tutto un uomo, con passioni, idee ed ideali. Se vengono meno queste caratteristiche, faccio del male in primo luogo a me stesso, ma anche agli altri”. Il rischio è infatti la desensibilizzazione – e sta già avvenendo – che non ci permette di cogliere la vera realtà, come se esistessero delle lenti distorte che la trasfigurano. “La narrativa fantastica” prosegue GL “si muove per stereotipi: oggi accettiamo come reali degli stereotipi che crediamo realtà, senza renderci però conto della loro funzione.”
Compare J torna nella veste di intervistatore, affermando che siamo circondati da storie, i libri sono sia un’arma di difesa che di attacco da una manipolizzazione Dickiana. “la narrativa fantastica è una torsione della iperrealtà?” domanda, spiegando che la realtà è andata oltre, non è più documentabile con docufiction e che, per fortuna, esiste oggi in Italia un gruppo di scrittori che fa da coro alla realtà, sensibilizzando così i lettori. “il mestiere dello scrittore è sempre stato quello della poetica. A oggi si è aggiunta anche la Responsabilità Etica?”
“Il problema ai giorni nostri è avere quest'etica: se non esiste, non siamo niente e non ci rendiamo conto di vivere in un inferno mimetico” risponde GL “prendete ad esempio Cecità di Saramago: quel libro è violenza vera, parla in continuazione della sopraffazione dell'uomo sull'uomo. Ti trapassa come un proiettile e ti fa capire la vera umanità.” Gl sottolinea poi che stiamo vivendo in un periodo parallelo a quello della Belle Epoque di fine '800: un periodo senza guerre, malattie, in cui tutto è portato all'estremo, dove la guardia è stata abbassata e tutto è lecito. Si parla così dei miti della pop art: fantasmi, vampiri e angeli. La letteratura degli ultimi anni è basata solo su questi stereotipi rivisitati e aggiornati ai nostri tempi “è una perdita della lotta dell'immaginario. Non c'è più un'etica nata dalla repressione” ma cosa intende GL per etica? “l'etica è scrivere ciò che si sente dentro. È scrivere della rabbia, della paura... Dopo si pensa a tutto il resto, come ad esempio il genere da utilizzare”.
L'ultima domanda è introdotta da un brano inedito del W3 che Gl annuncia con il sorriso sulle labbra. “Abbiamo una percezione fantasiosa della realtà” cominciano così le ultime parole di Jadeel “mentre noi siamo qui a raccontarcela, nel vero mondo gli altri combattono per sopravvivere. E noi ci illudiamo che la nostra vita possa essere uguale a quella degli altri. Vedete, non c'è alcuna percezione della realtà: pensiamo di essere i migliori mettendo in ombra le altre culture” Jadeel pone così due domande: “distorcere la realtà è un richiamo a mettere in mostra la vera realtà, a mostrare il vero mondo, che non è il nostro ma un altro? E gli zombie, che figli di importanti registi hanno ripreso in mano senza successo, non vanno perché siamo noi, perché sono il reale. Meglio gli angeli?”
Gl apre una parentesi per rispondere a questa doppia domanda “l'ultimo mito dei nostri giorni è l'Economia. L'economia è una fede: è credere in qualcosa che non si vede o non si ha materialmente. Esistono ad esempio operazioni bancarie che speculano sul futuro (i Futures). Tutto può essere venduto: passato, presente e futuro. Tutto è una permuta. E gli angeli sono uno stereotipo tornato di moda proprio perché incarnano al meglio questo mito: sono vampiri senza sangue perché immortali, belli e buoni, legati a un messaggio di speranza (il futuro) ma che nel contempo ci rassicurano, ci fanno tornare bambini (il passato)”.
Jadeel chiude la serata con queste parole: “il mercato si appropria del fantastico, il denaro è un'illusione che ci portiamo dietro dall'antichità. Il mercato offre di tutto ma la vera potenza della letteratura è che esistono libri ancora meravigliosi, magari non segnalati, capaci di far riflettere, sensibilizzare e che il mercato non può uccidere”.
E per fortuna non tutti siamo zombie.
Il romanzo di Jessica
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