Esordiamo con l'esordiente: Alessia Mainardi

Interviste

Buongiorno Alessia, grazie per la disponibilità.

Esordiamo nella categoria interviste proprio con un’esordiente, e molto giovane. Vuoi presentarti ai nostri lettori dicendo due parole su di te?

 

Questa fra tutte è sempre la domanda a cui trovo più difficile rispondere. Anche se sono una scrittrice riassumere in poche parole chi sono senza risultare banale e scontata è tutt'altro che facile. Basandomi sulle classiche notizie da riportare posso dire di avere 25 anni, vivere a Parma ed essere una persona disabile, infatti sono affetta da una malattia rara nota con il nome di Atassia di Fredreich.

 

Questa è solo la parte più 'concreta' di me, ma la mia vera essenza sta nei miei molteplici interessi che spaziano dalla storia, specialmente quella inglese del periodo Tudor e il '700 francese, all'archeologia, con un attenzione speciale all'Egitto e al mondo celtico. Dal disegno, eredità dei miei studi al liceo d'arte, alla sartoria e costumistica, che ho scoperto e nutrito grazie all'hobby del cosplay, in cui chi lo pratica si trova a dover imparare non solo a realizzarsi un costume, ma anche l'oggettistica più disparata, fino ad un pizzico di recitazione necessario per calarsi totalmente nei panni del personaggio che si decide di interpretare per il tempo di una fiera. Arrivando ovviamente alla letteratura, in cui il fantastico vince tra tutti suppurtato dal mio amore per tutto ciò che è magico e leggendario, fino ai fumetti e agli anime giapponesi che mi accompagnano fin da bambina, e in cui Lady Oscar ha lasciato un segno indelebile. Insomma i miei gusti spaziano in molteplici campi, senza una direzione specifica. Mi lascio semplicemente trasportare come una viaggiatrice i cui sogni e passioni dettano la strada per le mete concrete o immaginarie. Tutto questo io cerco di catturarlo e mostrarlo poi in ciò che scrivo.

 

 

 

Bene Alessia, parliamo ora di Avelion, della sua storia e della sua trama. Io ho letto il primo, “La Figlia dell’Acqua” e ho da poco iniziato il secondo, “Il figlio del fuoco”. Avelion è quindi una saga: quanti libri saranno? Hai già in mente l’intera vicenda o ti approcci alla storia di libro in libro, lasciando che i personaggi sciolgano man mano i nodi della trama?

 

Avelion sarà una trilogia, il cui ultimo capitolo "Il Sigillo dell'Equilibrio" uscirà a giugno. Quando ho iniziato questo romanzo, o meglio quando mi è arrivato davanti presentandosi con un 'Salve, piacere sono il suo libro', non avevo la minima idea di ciò che mi aspettava. Non solo i personaggi, ma anche tutto questo mondo fantastico tendono a fare esattamente quello che vogliono, allargandosi sempre più. Certo, ho sempre avuto in mente l'inizio, le nozioni fondamentali su cui tutto si sarebbe basato come i Cinque Elementi di Terra, Aria, Acqua, Fuoco e Metallo, la caccia alle Armi Leggendarie, e la chiusura con il ristabilirsi dell'Equilibrio. Ma via via che scrivevo di chi seguivo le vicende come Riel, protagonista del primo volume, insieme a lei, e a tanti altri, scoprivo volti nuovi e visitavo città e culture che nella mia mente erano al massimo piccoli abbozzi indistinti. Questo saga ha catturato me per prima insegnandomi che quando la storia ha un cuore e un'anima devi solo abbandonartici e pian piano ti trasporterà dove non avresti mai immaginato.

 

Da quanto ho potuto constatare finora, ne “Il figlio del fuoco” la tua scrittura è migliorata. Ti sei avvalsa di un editor professionista?

 

No, autoproducendomi i costi di un editor professionista non rientrano nel mio budget, e sono e rimango convinta del fatto che nessuno può davvero insegnarti come scrivere. E' una cosa che impari e migliori solo facendola. Ho comunque i miei editor rigorosamente 'non-professionisti', ovvero un vero e proprio circolo di 'lettori campione' formato da vari amici e da mia nonna, i quali leggono contemporaneamente i vari capitoli e, indipendentemente l'uno dall'altra, mi segnalano ciò che per loro non va. Essendo sia maschi che femmine, appassionati di fantasy e non, di varie età e con gusti molto differenti, mixando gli appunti di tutti credo di riuscire ad avere una visione d'insieme che nessun editor professionista da solo potrebbe mai darmi. Se nel secondo volume, come hai detto tu e molti altri mi hanno segnalato, la mia scrittura è migliorata è senza dubbio merito loro e delle loro critiche! Non me ne risparmiano una!

 

Hai detto di non esserti rivolta a case editrici per la pubblicazione ma hai preferito agire da sola, stampando i tuoi libri e promuovendoti personalmente. Vuoi raccontarci in breve la tua esperienza, le difficoltà e le soddisfazioni che ne sono conseguite?

 

La mia scelta dipende senz'altro dal mio carattere, ma in buona parte anche dalla mia salute. La malattia di cui sono affetta è degenerativa, il che significa che più tempo passa e più peggiora riducendo le mie abilità ed energie. Se mi fossi rivolta ad una qualunque casa editrice avrei perso tantissimo tempo solo per aspettare una loro risposta e se e quando avessero deciso di pubblicarmi non ero sicura di essere ancora nelle condizioni ottimali per seguire una campagna promozionale. Quindi ho preferito autoprodurmi finanziandomi con i soldi che percepisco con la pensione di invalidità. Non è una strada facile e la sconsiglio a chiunque non intenda impegnarsi giorno per giorno per far crescere il proprio sogno. Non sono distribuita nelle librerie, nemmeno in quelle on-line, quindi tutta la visibilità dipende dal sito internet che ho creato e gestisco personalmente, dalle fiere a cui partecipo e dalla presentazioni che mi organizzo. Ci sono solo pochissime librerie, quelle che non appartenendo a grandi catene hanno più libertà decisionale sui titoli da esporre, a cui posso dare in conto-vendita il mio libro, ma spetta a me trovarle, prendere accordi con i gestori e consegnargli le copie.

E' duro e faticoso, ma è sicuramente gratificante, perchè tutto ciò che ottengo è frutto del mio lavoro, e ogni lettore che conquisto mi legge per vero interesse non perchè è stato convinto da un'astuta pubblicità che qualcuno ha architettato appositamente. Per me è questo il vero valore della scrittura: farlo non per diventare famosi e guadagnare tanto, ma per il desiderio di essere letti!

 

Avelion è una saga fantasy, hai pensato di scrivere qualcosa che non appartenga al fantastico? E dopo Avelion, hai in mente qualche nuova fatica letteraria di cui puoi anticiparci qualcosa?

 

Avelion è un fantasy classico, mentre la mia prossima fatica sarà un connubio di fantastico e fantascienza ambientato ai giorni nostri e sviluppato in vari volumi, probabilmente quattro. Sicuramente potrei scrivere qualcosa basato sulla vita reale o sui periodi storici che mi affascinano, ma rinunciare a quel tocco di immaginazione e fantasia che mi seguono da sempre, mi sembrerebbe come ancorarmi ad un blocco di 100 tonnellate per poi tuffarmi in piscina: una fatica senza senso. Io penso che il fantastico sia ampiamente sottovalutato, non sono solo 'favolette', ma un modo ingegnoso per parlare di tutto ciò che si vuole in un modo che risulti immediato e coinvolgente. Se io riesco a trattare argomenti come l'accettazione del 'diverso', la disabilità, e l'integrazione nella mia saga, non vedo perchè dovrei spostarmi su altro.

Se volete la realtà vi basta scendere in strada o accendere il telegiornale, ma vivere un sogno è qualcosa di sempre più raro e che tutti dovremmo poterci concedere, almeno ogni tanto!

 

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