Lettori di serie B
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Insomma, ormai lo sapete e se non lo sapete ve lo dico ora: è ormai ufficiale che il terzo libro della saga Wunderkind di D’Andrea Gl uscirà esclusivamente in formato elettronico.
Da questa notizia potrebbero scaturire diverse prese di posizione da parte mia sia in quanto novella lettrice di e-book sia come ormai datata (babbiona) lettrice di D’Andrea.
Cercherò però di rimanere su quello che non è il problema specifico (ovvero una saga mozzata proprio all’ultimo volume) ma il problema generale.
E il problema generale, temo, non si ferma più alla classificazione degli autori, ovvero autori di serie A e autori di serie B (che poi, ormai più che una classificazione è l’assegnazione di un rating: AAA per quelli che sicuramente vendono più di 100.000 copie, AA per quelli che arrivano a 50.000, A+ per chi sfiora e supera le 10.000, tutti gli altri BBB o meno).
Ormai la classificazione riguarda i lettori, cari miei.
Ci sono quelli di serie A e quelli di serie B.
Quelli di serie A sono i lettori che nei libri cercano esclusivamente il piacere, quelli di serie B sono quelli che, oltre al piacere, cercano qualcosa che li arricchisca. Questi ultimi sono pericolosi, esigenti e costosi (essi infatti richiedono un ottimo editing, un’ eccellente traduzione, un contenuto stimolante), e non diversi saranno gli autori che riescono ad accontentare tali terribili clienti.
E’ questo che siamo dunque noi lettori che passiamo da Twilight a Saramago senza scordare King e sbirciando Barker: lettori di serie B.
E come tali siamo trattati.
Come tali non c’è rispetto per il denaro che abbiamo sganciato per i primi volumi di saghe tradotte a metà o pubblicate in parte in cartaceo e in parte in elettronico.
Il nostro denaro ha fatto comodo nell’immediato ma evidentemente le case editrici non vogliono investire su di noi né sui “nostri” autori, non perché il nostro denaro valga meno, ma perché abbiamo delle esigenze che rendono il lavoro dell’editore non solo (a mio parere) più stimolante ma anche, evidentemente, troppo costoso/impegnativo/pericoloso.
E’ risaputo che non disdegno in toto le letture poco impegnate, quali un Twilight o un Faletti: le ritengo ogni tanto un buon modo di trascorrere un pomeriggio febbricitante o una serata altrimenti noiosa nonché una mattinata sulla spiaggia.
Ma non ci si può fermare lì. Abbiamo il diritto (il dovere?) di andare anche oltre, cercare nuovi (non necessariamente condivisi) punti di vista, cercare risposte e una volte che le abbiamo trovate cercare altre domande.
E creare tale materiale è compito dell’autore.
Compito dell’editore è mettere a disposizione dei lettori il materiale, possibilmente consegnandocelo nella forma migliore.
Nessuno pretende che tutto ciò non comporti al fruitore finale (noi lettori) un costo, siamo tutti disposti a pagare quanto dovuto. Ma non è a questo che vogliamo essere ridotti: non siamo portafogli da aprire e chiudere a piacimento.
Il romanzo di Jessica
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