Impegno animalista e nudità
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Non è la prima volta, spererei fosse l’ultima ma temo non sarà così. Ancora una volta una celebrità sfrutta un problema mondiale a scopi pubblicitari.
E non mi si dica che la signorina Elisabetta Canalis ha posato nuda per PETA a scopi benefici, perché noi tutti sappiamo che la cosa coincide “stranamente” con la fine della sua storia con Clooney e con la sua partecipazione a un importante programma televisivo statunitense. E proprio negli USA c’è stata recentemente la presentazione delle foto (di nudo, ovviamente) che la Canalis si è fatta scattare in favore dei diritti sugli animali.
E se vi sfugge quale nesso possa esserci tra la salvaguardia del mondo animale e le tette di Elisabetta beh…sfugge anche a me.
Non mi sfugge invece il nesso che c’è tra queste foto e la sua rilanciata popolarità nella nazione a stelle e strisce.
E così tutti parlano delle foto, della Canalis, di sua madre, del ballerino che l’accompagna…e nessuno, ripeto N-E-S-S-U-N-O, parla degli animali (quantomeno non nel modo che sarebbe lecito aspettarsi).
La signorina Canalis è libera di posare per chi vuole e quando vuole, nuda o vestita, sola o in compagnia, ma spero che si renda conto che quello che lei ha definito “il suo impegno in favore degli animali” è in realtà un impegno in favore del suo ego, del suo conto corrente e di nient’altro.
L’impegno in favore degli animali è quello che perpetrano le persone che, senza luci e senza red carpet, senza fotografi e senza ballerini, senza sorrisi e senza pacche sulla spalla, ogni giorno passano ore su internet a preparare appelli, giorni al telefono per combinare staffette, settimane in ansia in attesa di un preaffido e una vita intera a portarsi dentro il dolore per gli animali che non si sono potuti salvare.
Anche noi che non ci chiamiamo Canalis, che non siamo belli come lei, che non siamo ricchi come lei, che non abbiamo love story con attori famosi ci scattiamo tante foto. Lo facciamo di norma da spettinati, stanchi, trasandati, pieni di cacca e vomito e a volte sangue, ma in ottima compagnia. Non di Clooney, non di aitanti ballerini ma di animali salvati, da salvare o, e queste sono le più terribili, di animali che non abbiamo potuto aiutare.
Ecco, queste sono cose utili. Sono cose faticose. Sono cose che non portano nulla se non enorme gioia o insopportabile dolore.
Non c’è gloria in tutto questo, solo il bisogno da fare qualcosa di pratico.
La gloria, quella delle copertine patinate e dei titoli di giornali, non è roba per noi. Non in questa vita. Non in questa terra.
Il romanzo di Jessica
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