GlD'Andrea+KaiZenJ parte 1 di boh...
Io e compare J(essica) abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad un incontro che Gl D’Andrea e Kai zen J (Jadel Andreetto) hanno organizzato a San Lazzaro con la partecipazione di Silvia Torrealta.
In realtà sono appena tornata a casa, sono quasi le 2 di notte e non sono molto in grado di intendere e di volere…ma dato che non sono brava come Jessica a prendere appunti sento il bisogno di scrivere subito tutto quello che mi ha colpito.
Proverò a esporvi i concetti.
Per prima cosa i due ragazzi (perchè sono giovani, eh?) hanno una perfetta messa a fuoco della realtà che consente loro di esporre il proprio pensiero in maniera lineare e comprensibile anche a chi, come me, questa messa a fuoco se la sogna.
La prima cosa che ci hanno fatto notare è il modo distorto in cui percepiamo la realtà (il modo, anzi, in cui ci costringono a percepirla). I due scrittori sostengono, purtroppo a ragione, che si viva in una sorta di iper-realtà, dove gli accadimenti vengono portati ad una dimensione estrema. E quando la realtà viene estremizzata ne risulta anche una distorsione.
Un esempio che ci hanno sottoposto e che trovo piuttosto calzante è quello della cronaca nera:
le vittime dei crimini più efferati assumono quasi un aspetto di famigliarità per via dei nomi (nomignoli oserei dire) con cui ce li presentano e ce li ripropongono in continuazione i media (“il piccolo Tommy”, “La piccola Sarah”, “Iara” ecc…).
Eppure queste vittime non sono nostre amiche né nostri famigliari. Questa eccessiva sensazione di coinvolgimento emotivo che può portare in alcuni casi ad una grottesca mitizzazione della vittima (che sfocia anche nel feticismo) è proprio il risultato di una realtà estremizzata…della iper-realtà.
Come combattere questa distorsione? Come tentare di presentarci la realtà così com’è e non così come vogliono che la si veda?
“Con una forza opposta e contraria”, sostiene Jadel.
Quindi l’iper-realtà può trovare una soluzione, ad esempio, nel fantastico.
Il fantastico può essere la chiave di lettura della realtà, una sorta di messaggio subliminare per farci notare che la realtà è talmente contraffatta dalla iper-realtà da necessitare del suo opposto per riportare un certo equilibrio.
Concordo con questa ipotesi anche se non posso non tenere conto di un certo rischio in tutto questo:
tra le migliaia di lettori del Wunderkind (o di Stephen King e altri ancora), quanti hanno colto non dico il messaggio, ma almeno la presenza di un messaggio presente nell’opera (o nelle opere?)
Io ammetto candidamente, come mia abitudine, di aver bisogno di questi incontri con gli autori per poter superare alcuni livelli di lettura, e questa tesi dell’iper-realtà che condivido in pieno, non avrebbe preso una forma tanto concreta nella mia testolina bacata senza l’esauriente esposizione di Kai Zen J e Gl D’Andrea.
Prima potevo intuire, più o meno consciamente, che nella realtà che ci propinano quotidianamente c’era una distorsione in senso estremo, ma riportare la lente sulla giusta messa a fuoco era per me un traguardo irraggiungibile anche dopo la lettura di opere che in questo senso hanno un forte valore.
Di certo io pecco di ignoranza e di mancanza di cultura, ma la volontà di colmare il gap c’è. Questo non basta: servono gli strumenti. Diciamo che opere come quella di Gl sono strumenti validi. Ma serve qualcuno che esponga.
Voglio dire: perché esistono i professori? Perché il libri di testo non sempre sono sufficienti a esporre i concetti.
Gl non “ama” fare presentazioni per sua stesa ammissione, e questo è un peccato perché sono occasioni senz’altro non solo piacevoli (pizza e Coca in compagnia sono sempre cosa gradite!) ma soprattutto utili (istruttive?) per chi, come me, ha bisogno di un click in più per accendere la lampadina.
Per questi motivi il grazie che ho rivolto a Jadel e Gl era sincero.

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